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Scuole chiuse fino a fine anno. Lo sguardo di Bruna (12)

In Kenya l’educazione è tra i settori messi maggiormente in crisi dalla pandemia per il Covid 19. Le scuole di ogni ordine e grado sono chiuse dalla metá dello scorso marzo e riapriranno in gennaio. E’ cosí saltato un intero anno scolastico; nel paese, infatti, le lezioni iniziano a gennaio e finiscono in dicembre. Quest’anno non ci saranno esami per il passaggio da un ciclo all’altro e per la fine della scuola media superiore e dunque, a quanto sembra di capire dalle frammentarie informazioni diffuse attraverso i mass media, neppure ammissioni all’universitá. Educazione online, ma per chi? Negli scorsi mesi molto si é discusso di educazione online e le scuole, in particolare le superiori, hanno tentato di seguire le disposizioni ministeriali, ma hanno presto dovuto constatare che la metodologia aveva beneficiato solo una strettissima minoranza di studenti. Tutti gli altri, e soprattutto quelli dei ceti sociali meno abbienti e quelli che si

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Slum di Kibera

Aspettando l’esplosione. Lo sguardo di Bruna (11)

Le notizie dal Kenya riguardanti la pandemia da Covid 19 sono purtroppo sempre piú preoccupanti. La mattina di lunedí 13 luglio il Daily Nation, il quotidiano piú letto del paese, le ha dedicato la prima pagina e diverse pagine interne. Il titolo di apertura diceva: “Aspettando l’esplosione”. Immediatamente sotto erano elencati i motivi per cui il paese potrebbe essere ormai prossimo al dilagare del contagio. Al primo posto l’aumento dei positivi. Domenica 12 luglio è stata superata la soglia dei 10.000. Martedí 14 erano giá 10.791, mentre i morti superavano ormai i 200. Ma il fatto piú preoccupante è l’accelerazione del contagio. In tre mesi, dal 13 marzo, giorno in cui è stato identificato il primo positivo, al 13 giugno ci sono stati meno di 3.500 persone confermate positive. Nell’ultimo mese sono state piú di 7.000. Questo rende sempre piú difficile identificare i contatti, effettuare i test, mettere i positivi

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Meskerem da Dilella, tra povertà, pregiudizio e forza di volontà

“I am always proud of myself and I will keep doing the best to please my family”. (Son sempre orgogliosa di me stessa e continuerò a fare del mio meglio per non deludere la mia famiglia) Meskerem Meskerem M. è una bambina di dieci anni. È nata nella città di Dilella, vicino a Wolisso, e proviene da una famiglia di una classe sociale molto bassa. La famiglia vive alla giornata, guadagnando ogni giorno ciò che gli serve per sopravvivere. Purtroppo le risorse a disposizione per il loro sostentamento dipendono spesso da lavori occasionali, quindi molto instabili. Meskerem vive con i suoi cinque fratelli in una piccola casa, che condividono con anche altri membri della famiglia allargata. Meskerem è un bambina con disabilità fisica. I suoi genitori se ne sono resi conto quando aveva due anni, vedendo che non era in grado di camminare come gli altri bambini della comunità. A

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Oromia in protesta. Giorni difficili in Etiopia

Sono giorni molto tesi in Etiopia dopo l’uccisione da parte di un gruppo di uomini non ancora identificati del 34enne musicista ed attivista oromo Haacaaluu Hundeessaa. L’omicidio è avvenuto ad Addis Abeba lunedì 29 Giugno 2020. Haacaaluu Hundeessaa era un’icona per l’indipendenza della regione dell’Oromia. L’Oromia è uno dei nove stati regionali dell’Etiopia ed è qui in cui si trova Wolisso, sede dell’ospedale St. Luke, dove Cittadinanza opera dal 2018. La popolazione oromo rappresenta la maggiore etnia presente nel paese ma è anche storicamente la più marginalizzata. La morte dell’attivista ha dato inizio ad una serie di proteste da parte della popolazione. I dati ufficiali riportano, ad oggi, la morte di almeno 80 persone in seguito alle manifestazioni. Si parla, inoltre, di decine di feriti e di numerosi edifici incendiati. Le autorità hanno reagito schierando l’esercito nella capitale e in tutta la regione dell’Oromia, bloccando il traffico e imponendo, ancora una volta,

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Impennata di gravidanze precoci in Kenya. Lo sguardo di Bruna (10)

In Kenya, tra gli effetti della pandemia da Covid 19 sará sicuramente annoverato l’enorme impatto, estremamente negativo, sulla vita di molte ragazzine. In questi giorni i giornali del paese pubblicano preoccupanti statistiche e si interrogano sull’aumento  esponenziale di gravidanze precoci. Un vero scandalo nazionale, svelato quando una funzionaria del dipartimento per la protezione dei minori della contea di Machakos, confinante con quella di Nairobi, ha riportato i dati desunti dal sistema informativo distrettuale del Ministero della sanitá: tra i mesi di gennaio e maggio 3.964 adolescenti sono rimaste incinte. Il picco si è registrato in marzo, in concomitanza con la chiusura delle scuole come misura per controllare la pandemia. I dati riguardano solo le ragazzine che si sono recate ai presidi sanitari, ma molte altre, soprattutto nelle zone rurali piú remote, potrebbero essere del tutto sconosciute al sistema sanitario e agli assistenti sociali. Il responsabile della sanitá della contea ha

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Paolo’s Home riapre…in sicurezza! Lo sguardo di Bruna (9)

Lunedí prossimo a Paolo’s Home riprenderanno le terapie, dopo circa tre mesi di interruzione a causa dell’epidemia da Covid 19. Il centro non sará pienamente operativo, ma lo staff ha concordemente deciso che non si poteva prolungare oltre questo periodo di chiusura totale. I piccoli pazienti hanno bisogno di continuare al piú presto i trattamenti di recupero loro necessari. La decisione è stata presa nonostante che il contagio nel paese sembri diffondersi sempre piú velocemente. Ieri, 18 giugno, i positivi erano 4257, con un aumento di 213 in un solo giorno e di oltre un migliaio in una settimana, mentre i morti accertati erano 117, 10 in piú rispetto al giorno precedente. Di gran lunga gli aumenti maggiori dall’inizio dell’epidemia in Kenya. Per questo il governo ha deciso di prolungare almeno fino alla fine di giugno le misure di contenimento come il coprifuoco, il blocco di alcune aree del paese,

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L’economia o la vita delle persone? Lo sguardo di Bruna (8)

I keniani aspettavano con vera ansia il 6 giugno, giorno in cui il presidente Uhuru Kenyatta avrebbe comunicato le decisioni prese dal governo riguardo alle restrizioni imposte alla metá di marzo per contrastare la diffusione del virus Covid 19. Le condizioni di vita di una buona parte della popolazione sono diventate infatti sempre piú difficili con il passare delle settimane, man mano che le misure causavano perdite di introiti e di posti di lavoro e limitazioni nella libertá di movimento. Molti si aspettavano il ritorno alla normalitá, ma sono rimasti delusi. Le misure di contrasto al diffondersi della pandemia sono infatti state prorogate di altri 30 giorni, con qualche alleggerimento. Il coprifuoco, ad esempio, è stato accorciato di 3 ore e durerá dalle 9 di sera alle 4 del mattino. Prima iniziava alle 7 di sera, e dunque giá alle 4 del pomeriggio negozi e uffici chiudevano per permettere il

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Bambini e povertà: un panorama inquietante. Lo sguardo di Bruna (7)

In un documento diffuso il 28 maggio scorso, l’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, analizza l’impatto della pandemia da Covid-19 sui bambini e fornisce informazioni allarmanti. A causa dei gravissimi problemi economici dovuti al contagio, nei paesi a medio e basso reddito 86 milioni di bambini in piú rispetto a quelli previsti alla fine dell’anno scorso si troveranno a vivere sotto il livello di povertá. Entro la fine dell’anno, il totale potrebbe raggiungere cosí l’enorme numero di 672 milioni, i due terzi dei quali vivono nell’Africa sub sahariana e nei paesi dell’Asia meridionale. Henrietta Fore, direttrice esecutiva dell’Unicef, esprime chiaramente il timore che siano cancellati in pochi mesi i progressi fatti negli ultimi decenni e che i bambini debbano sperimentare livelli di deprivazioni ormai da lungo tempo dimenticati. Le famiglie che giá vivono ai margini della povertá, spinte nella miseria dalla perdita del già magro reddito a causa

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Lockdown e scuola. Lo sguardo di Bruna (6)

Anche in Kenya, come in Italia, il governo ha largamente sottostimato l’impatto che le misure di contenimento della diffusione del virus avrebbero avuto sui bambini, e finora non ha preso provvedimenti per attenuarlo. Le scuole di ogni ordine e grado sono state chiuse alla metá di marzo, alla scoperta della prima persona positiva al virus nel paese. Stava finendo il primo quadrimestre. In Kenya infatti l’anno scolastico coincide con l’anno solare. Scolari e studenti si stavano preparando ai test di verifica prima della chiusura per le vacanze di Pasqua, che qui durano per tutto il mese di aprile. Le scuole avrebbero dovuto riaprire all’inizio di maggio, ma ancora oggi, alla fine del mese, nessuno si azzarda a prevedere quando le lezioni potranno riprendere. Il diffondersi sempre piú rapido del contagio (52 morti e 1286 positivi il 25 maggio, 72 piú del giorno precedente, un nuovo record dopo la media di una

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Etiopia: non si può aspettare. Voci da Wolisso

Ogni settimana Alessandro Latini (responsabile progetti di Cittadinanza) e Nicoletta Russo (project manager del progetto Etiopia) sono in contatto con Dessalegn, il referente in loco del progetto Wolisso, dove Cittadinanza opera sia all’interno dell’ospedale Saint-Luke di Wolisso intervenendo su ambulatorio di salute mentale adulti e ambulatorio di fisioterapia per bambini con disabilità sia nell’area di Wolisso in collaborazione con VCBRA. La situazione contagi Ad oggi in Etiopia ci sono 655 casi confermati di COVID-19. Il paese ha dichiarato lo stato di emergenza fino a Settembre 2020. Mentre i primi casi si erano concentrati prevalentemente nella capitale ed erano circoscritti a persone che avevano viaggiato o avuto contatto con stranieri, sono sempre più numerosi i casi anche nelle altre aree del paese e sono state trovate positive persone che non avevano mai avuto contatti con stranieri. I nostri partner locali sono in allarme, anche perché il  paese, come altri stati africani, non può

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