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Etiopia: non si può aspettare. Voci da Wolisso

Ogni settimana Alessandro Latini (responsabile progetti di Cittadinanza) e Nicoletta Russo (project manager del progetto Etiopia) sono in contatto con Dessalegn, il referente in loco del progetto Wolisso, dove Cittadinanza opera sia all’interno dell’ospedale Saint-Luke di Wolisso intervenendo su ambulatorio di salute mentale adulti e ambulatorio di fisioterapia per bambini con disabilità sia nell’area di Wolisso in collaborazione con VCBRA.

La situazione contagi
Ad oggi in Etiopia ci sono 655 casi confermati di COVID-19. Il paese ha dichiarato lo stato di emergenza fino a Settembre 2020. Mentre i primi casi si erano concentrati prevalentemente nella capitale ed erano circoscritti a persone che avevano viaggiato o avuto contatto con stranieri, sono sempre più numerosi i casi anche nelle altre aree del paese e sono state trovate positive persone che non avevano mai avuto contatti con stranieri. I nostri partner locali sono in allarme, anche perché il  paese, come altri stati africani, non può di fatto permettersi un vero lockdown come avvenuto in molti paesi europei.


Come stanno i bambini con disabilità?
Getu, dell’associazione VCBRA (nostro partner in loco) che da anni si occupa di sostegno e riabilitazione a bambini con disabilità e alle loro famiglie a Wolisso ed Ambo, ci condivide la preoccupazione per la salute dei bambini e delle persone di cui si prendono cura. A causa del COVID-19 gli operatori che svolgevano riabilitazione su base comunitaria a domicilio non possono più effettuare le attività di prima, che prevedevano un contatto fisico con i bambini. Anche le attività di sensibilizzazione si sono molto ridotte, per evitare situazioni di assembramento. VCBRA (Vision Community Based Rehabilitation) ha cercato in queste settimane di mantenere il contatto alle famiglie con piccole visite a domicilio e non ha mai smesso di pensare a nuovi modi per poter dar loro sostegno.

Le persone con disabilità, infatti, sono tra i gruppi di popolazione più a rischio di contagio e di conseguenze sociali negative, a causa del fatto che spesso non hanno i mezzi per poter accedere ai servizi sanitari né, tantomeno, a quelli preventivi.
La maggior parte delle famiglie di bambini con disabilità vive, inoltre, in condizioni di povertà estrema e le condizioni di salute sono spesso precarie. Per queste famiglie la pandemia si aggiunge ad una serie di difficoltà pre-esistenti.


Non si può aspettare. La distribuzione va fatta prima delle piogge
Come già per il Kenya, la distribuzione di cibo non può aspettare, perchè da essa dipende la sopravvivenza di tanti bambini con disabilità, già provati da condizioni estreme.
Gli operatori locali stanno organizzando la consegna di cibo e dispositivi di sicurezza (guanti, mascherine, liquido sanificante) per 49 bambini selezionati tra le famiglie più povere e vulnerabili delle aree di Dilella e Tulu Bolo. La distribuzione avverrà negli spazi dei centri di salute (piccoli ambulatori in aree rurali) per la distribuzione o consegnando i pacchi a domicilio per coloro che non hanno possibilità di muoversi. E’ fondamentale partire il prima possibile con la distribuzione anche perché nel mese di agosto la stagione delle piogge renderà inaccessibili la maggior parte dei percorsi. Verranno, inoltre, svolte delle attività di sensibilizzazione sul tema del COVID-19 e delle modalità di prevenzione.