Slum di Kibera

Aspettando l’esplosione. Lo sguardo di Bruna (11)

Le notizie dal Kenya riguardanti la pandemia da Covid 19 sono purtroppo sempre piú preoccupanti.

La mattina di lunedí 13 luglio il Daily Nation, il quotidiano piú letto del paese, le ha dedicato la prima pagina e diverse pagine interne.

Il titolo di apertura diceva: “Aspettando l’esplosione”. Immediatamente sotto erano elencati i motivi per cui il paese potrebbe essere ormai prossimo al dilagare del contagio.

Al primo posto l’aumento dei positivi. Domenica 12 luglio è stata superata la soglia dei 10.000. Martedí 14 erano giá 10.791, mentre i morti superavano ormai i 200. Ma il fatto piú preoccupante è l’accelerazione del contagio. In tre mesi, dal 13 marzo, giorno in cui è stato identificato il primo positivo, al 13 giugno ci sono stati meno di 3.500 persone confermate positive. Nell’ultimo mese sono state piú di 7.000. Questo rende sempre piú difficile identificare i contatti, effettuare i test, mettere i positivi in isolamento. Il sistema sanitario giá da alcune settimane è sotto stress, tanto che è stato necessario prevedere di curare a domicilio i casi meno gravi. Per la fragilitá del sistema sanitario del paese, é ben difficile che questa disposizione ministeriale possa essere applicata in modo efficace e sicuro. Infatti, tra le ultime persone che non ce l’hanno fatta, alcune sono morte nelle loro case, probabilmente diffondendo il virus tra i familiari e nel vicinato.

Altre preoccupazioni elencate sulla prima pagina del Daily Nation riguardano proprio il sistema sanitario. I tamponi che é possibile effettuare nel paese non sono sufficienti per rendersi conto della vera diffusione del virus tra la gente. Il Ministero della sanitá si era posto l’obiettivo di testare almeno 250.000 persone per la fine di giugno, ma il 13 luglio erano poco piú di 215.000. Particolarmente inadeguato è il sistema sanitario decentrato. Metá delle contee non sono state in grado di dotarsi di letti per la terapia intesiva e di centri adeguati per l’isolamento dei positivi. Cosí quattro mesi preziosi sono passati senza che il paese si sia preparato al meglio ad affrontare un’eventuale emergenza, che ora sembra probabile.

Ma quello che preoccupa di piú è l’atteggiamento della gente davanti all’allentamento delle misure di contenimento. Per la strada le mascherine sono sempre piú rare, soprattutto nelle zone piú a rischio, come i quartieri popolari piú affollati e le baraccopoli. Dalla scorsa settimana sono di nuovo possibili i viaggi su tutto il territorio del paese. Da allora gli autobus viaggiano stracolmi, senza tener conto delle misure di sicurezza che pure il governo impone come obbligatorie. Cosí il virus potrebbe diffondersi ovunque, anche nelle zone remote, per ora ancora sicure.

Molti viaggiatori ritornano al villaggio di origine carichi di tutti i loro averi. A causa della perdita del lavoro, molte famiglie, in particolare quelle degli strati sociali piú deboli, non hanno potuto pagare l’affitto negli ultimi mesi e sono state messe sulla strada dai proprietari della loro abitazione. Per molti è perfino difficile fare un pasto regolare giornaliero e spesso la sopravvivenza è garantita da cereali e legumi che arrivano proprio dai familiari rimasti nella zona di origine. La pandemia ha dunque messo in moto un flusso migratorio dalle cittá alle zone rurali. Per ora è un segno di grave impoverimento generale della popolazione e di profonda crisi economica del paese. In futuro potrebbe portare anche qualche novitá positiva nel modello di sviluppo. Ma saranno gli anni a venire a dirlo.

Bruna Sironi, dal 2018 volontaria di Cittadinanza a Nairobi, collabora stabilmente con la rivista Nigrizia e ha alle spalle oltre 20 anni di cooperazione in Africa.