Riproponiamo l’intervista rilasciata a Cittadinanza nel 2009 da Benedetto Saraceno, psichiatra, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dal 1999 al 2010, oggi Coordinatore Scientifico della Piattaforma Gulbenkian di Salute Mentale Globale e professore presso le Università di Ginevra e Lisbona.

Quale è la situazione della Salute Mentale nei paesi poveri?
E´ difficile dare una risposta esaustiva data la estrema eterogeneità delle situazioni sociali, politiche,culturali e religiose.
La povertà è certamente un fattore determinante sia per l’insorgenza sia per il decorso di molte malattie mentali.
Tuttavia sarebbe più corretto parlare di soggetti poveri piu’ che di paesi poveri. Infatti molti problemi di salute mentale sono trasversali ai paesi e accomunano i poveri dei paesi poveri a quelli dei paesi ricchi.

La depressione maschile ad esempio ha fra i suoi determinanti la disoccupazione, e quella femminile la condizione oppressiva sofferta da madri lavoratrici di basso reddito. Questi determinanti sono comuni sia a paesi ricchi sia a paesi poveri.
Certamente certe condizioni come ad esempio il ritardo mentale sono piu’ presenti in paesi poveri ove condizioni rischiose per il parto e i rischi di infezioni neonatali sono più frequenti.
L’incidenza delle psicosi, come la schizofrenia, sembra simile in tutti i paesi e sembra non essere influenzata dalla condizione socioeconomica.

Il suicidio è un fenomeno che troviamo soprattutto nei paesi dell’est Europa
I primi dieci paesi con i più alti tassi di suicidio sono tutti est europei ed è molto probabile che il drammatico disfacimento sociale prima che economico del blocco comunista giochi un ruolo preminente nel determinismo sociale del suicidio giovanile in questi paesi.
Se le condizioni storiche e socioeconomiche dei paesi hanno in parte a che fare con l’insorgenza di molte malattie mentali certamente tali condizioni hanno moltissimo a che fare con i modi con cui i paesi rispondono attraverso i loro sistemi sanitari alla domanda di cura che i cittadini formulano. Ma anche in questo caso bisogna evitare la semplificazione: povertà=cattivi servizi; ricchezza=buoni servizi.
Le cose sono assai più complesse in quanto i servizi di salute mentale sono fortemente determinati dall’ideologia medico-sanitaria che un paese adotta e, sovente, paesi ricchi esprimono pessimi servizi di salute mentale e paesi poveri esprimono servizi di salute mentale molto più adeguati di quanto ci si potrebbe attendere.

Gli obiettivi della OMS rispetto a questa situazione?
Obiettivi molteplici e schematicamente riassumibili in sei strategie:

  1. Aumentare la sensibilità dello Stato nei confronti dei problemi di salute mentale che troppo spesso sono ignorati o sottovalutati (anche dal punto di vista del finanziamento ai servizi)
  2. Porre la questione dei diritti umani e di cittadinanza al centro della agenda di sviluppo e di sanità pubblica dei governi
  3. Migliorare le legislazioni
  4. Generare politiche di salute mentale e sviluppo di servizi con forte orientamento comunitario
  5. Disseminare conoscenze tecniche adeguate non solo tra gli specialisti (spesso inesistenti nei paesi poveri) ma fra tutti i professionali della salute
  6. Dare voce alle istanze degli utenti e dei loro familiari.

Tali strategie si articolano ovviamente in forme diversissime a seconda dei paesi in cui si opera.

Quale ruolo può avere una associazione come Cittadinanza nella collaborazione con la OMS?
Le organizzazioni della società civile possono giocare un ruolo chiave con la OMS.
Possono aiutare l’Organizzazione a non perdere di vista le istanze reali della società, possono aiutare a identificare nuovi problemi e soprattutto nuove risposte, possono svolgere funzioni di denuncia (soprattutto per quanto riguarda i diritti umani) che organismi intergovernativi come la OMS a volte non possono svolgere pienamente.
Cittadinanza sta aiutando la OMS con un supporto finanziario che è per molti versi più libero di quello dei donatori più istituzionali e ufficiali. I piccoli progetti che Cittadinanza finanzia vengono «pensati insieme» alla OMS, possono essere più facilmente «valutati» dal donatore. Vi è una dimensione «piccola» che rende concreti gli obiettivi e stabilisce un legame diretto fra donatore e recipiente: tale dimensione è difficile da raggiungere con i grandi donatori ufficiali. Direi, in altre parole, che esiste una «nicchia» molto speciale nel complesso panorama della cooperazione internazionale che solo alleanze come quella fra Cittadinanza e OMS possono riempire.
Infine associazioni come Cittadinanza possono anche essere partners tecnici della cooperazione con la OMS offrendo dunque non solo denaro ma anche expertise tecnico.

Il progetto India: che importanza ha nel quadro dei programmi della OMS?
Si tratta di un progetto prototipale di grande importanza. In India come in altri paesi in via di sviluppo la assenza di servizi psichiatrici adeguati per numero e per qualità costringe le famiglie a farsi carico dei pazienti psicotici.
Vogliamo dimostrare che le famiglie se sostenute finanziariamente e formate tecnicamente possono offrire un servizio non solo meno costoso di quello offerto dagli ospedali ma anche molto piu’ efficace e rispettoso dei diritti.
Vogliamo fare riflettere le grandi agenzie di finanziamento allo sviluppo (ad esempio la Banca Mondiale) sulla possibilità di riconoscere alle famiglie il diritto di essere un «segmento» formale, e non semplicemente sfruttato, del sistema sanitario. Per essere un segmento formale del sistema sanitario bisogna fruire di due condizioni basilari: il finanziamento e la formazione. Il progetto India vuole dimostrare che è possibile una alleanza decente fra sanità e società civile e che tale alleanza può portare beneficio al sistema sanitario, agli utenti e ai famigliari. Questa dimostrazione implica una ricerca sui costi (ridotti per il sistema sanitario) e sui benefici finanziari e di salute per i malati e i famigliari: è l’uovo di Colombo ma per realizzarlo abbiamo dovuto contare sulla generosità di Cittadinanza.

Benedetto Saraceno
Coordinatore Scientifico della Piattaforma Gulbenkian di Salute Mentale Globale – Lisbona
Professore presso le Università di Ginevra e Lisbona