Il problema

Con una popolazione di oltre 100 milioni l’Etiopia è il secondo paese per numero di abitanti dell’Africa. L’84% risiede nelle zone rurali, dove l’accesso ai servizi sanitari è molto limitato. Il 43% degli abitanti ha meno di 15 anni. Il tasso di malnutrizione supera il 23% nei bambini sotto i 5 anni. Anche l’accesso alla scuola è limitato, con un tasso di analfabetismo del 54% nelle aree rurali (Ethiopia Demographic and Health Survey 2016, Central Statistical Agency).

È gravemente trascurata la condizione di pazienti cronici, psichiatrici e delle persone con disabilità. Su queste ultime il Censimento del 2007 riporta un irrealistico dato dell’1% della popolazione etiope, di molto inferiore alle stime WHO, che parlano del 17,6% (World Report on Disability, WHO 2011). Sono il gruppo sociale più deprivato, oggetto di un forte stigma socio-culturale che determina il loro isolamento (Disability Rights in Ethiopia, SIDA 2014). L’accesso ai servizi sanitari è scarso, mentre le famiglie di bambini con disabilità manifesta una soddisfazione maggiore per i servizi offerti dalle organizzazioni non governative (CBR, fisioterapia, terapia occupazionale e del linguaggio) rispetto a quelli offerti dai servizi governativi (Children with disabilities in Ethiopia: The hidden reality, The African Child Policy Forum 2011).

Nel distretto di Wolisso sono registrati presso il Ministero degli affari sociali circa 8.000 disabili, di cui 1.280 minori. Sono cifre ben al di sotto della media, perché non esiste un sistema di rilevazione e vengono registrati solo quelli che si presentano spontaneamente.

Per quanto riguarda la salute mentale, i pochi psichiatri (meno di 100) si concentrano nella capitale, dove hanno più opportunità di guadagno e prestigio, potendo affiancare al lavoro clinico l’attività di ricerca e l’insegnamento. Il settore ha goduto di una fase di relativo fermento tra il 2010 e il 2016 grazie al programma MHGAP del WHO (mhGAP in Ethiopia: proof of concept, WHO 2013), che in collaborazione con il Min. della Salute ha formato decine di operatori sanitari nell’identificazione e trattamento dei principali disturbi. Tuttavia sono numerose le aree tuttora prive di staff qualificato. Per la popolazione target del St. Luke (1,2 milioni di persone), l’ambulatorio di Psichiatria dell’ospedale è l’unico presidio di salute mentale disponibile ed effettua quasi 6.000 visite all’anno ad oltre 2.500 pazienti (Annual Report 2018 – St. Luke Catholic Hospital and College of Nursery). Come evidenziato dai report del dott. A. Melella, medico psichiatra in pensione, già Direttore del Dip. di Salute Mentale dell’ASL di Cesena e volontario di Cittadinanza Onlus, che ha supervisionato a più riprese, per 6 settimane, il lavoro dell’ambulatorio, esso può contare su un solo infermiere specializzato, che visita circa 25 pazienti al giorno, tra i quali è alto il numero delle prime visite e la prevalenza degli epilettici. Tra questi ultimi e tra i cronici in generale, sono molti a non potersi permettere di acquistare i farmaci con regolarità, con prevedibili ricadute e acutizzazioni. Durante la supervisione sono stati riportati numerosi casi di tentato suicidio, soprattutto tra giovani donne. Diversi pazienti, prima di rivolgersi all’ambulatorio, si erano sottoposti a pratiche tradizionali presso le “holy waters”, fonti di acqua benedetta cui sono attribuite proprietà curative, gestite da curatori.

 

I problemi principali legati ai servizi analizzati risultano la limitata accessibilità, soprattutto economica, delle cure, la mancanza di coordinamento e follow up dei bambini, la carenza di personale sanitario qualificato.

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La risposta di Cittadinanza

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Cittadinanza e CUAMM in Etiopia

La strategia di intervento consiste nel valorizzare e potenziare le competenze complementari di due soggetti chiave a Wolisso. Il primo è il St. Luke Catholic Hospital, che funge da ospedale zonale, riferimento per una popolazione target di 1.200.000 persone. Pur essendo privato, è gestito sulla base di un accordo pluriennale che coinvolge, oltre alla Chiesa Cattolica Etiope e al CUAMM di Padova, anche l’Health Bureau della Regione Oromia, rappresentato nel consiglio direttivo. Il secondo è Vision Community Based Rehabilitation (VCBRA), associazione nata sotto la formazione e la supervisione dell’austriaca Light for the World, dunque fedele ai principi della Community Based Rehabilitation e in linea con l’approccio partecipativo della UNCRPD. VCBRA ha sviluppato negli anni un modello di intervento comunitario che integra riabilitazione, inclusione sociale, sostegno psico-sociale, empowerment economico e coinvolgimento della comunità. È in grado di offrire pertanto ciò che manca all’ospedale. Finora le due entità hanno lavorato in parallelo, con scarse interazioni, mentre il progetto intende metter a frutto il meglio di ciò che ciascun soggetto può offrire.

Attraverso il coordinamento scientifico e il supporto al progetto Cittadinanza intende:

  • valorizzare il ruolo centrale del St. Luke Hospital
  • potenziarne i servizi, a partire dall’ambulatorio di fisioterapia, con l’assunzione di un secondo fisioterapista per intervenire sui pazienti in età pediatrica, e l’acquisto di attrezzature adeguate al target.
  • qualificarne lo staff, con la formazione e supervisione tecnica
  • creare coordinamento con VCBRA e altri reparti dell’ospedale quali pediatria, neonatologia e il reparto malnutriti
  • realizzare una mappatura dei bambini in area urbana quale base di futura mappatura in area rurale
  • garantire accesso gratuito ai farmaci per i pazienti psichiatrici cronici in condizione di povertà
  • sensibilizzare la comunità locale e lo staff sanitario

Nel corso del 2018 Cittadinanza ha avviato il percorso di supervisione dell’ambulatorio di salute mentale tramite una seconda missione del dr. Melella, della durata di 4 settimane.